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Dalla Regola: severità e comprensione nell'educazione

San Benedetto scrive alcuni passaggi sulla severità e sulla comprensione dei fanciulli, dove raccomanda di ''battere'' i fanciulli che sbagliano, ma raccomanda anche la comprensione nei loro confronti sul perché hanno errato.

Cap.30-La correzione dei fanciulli in età minore
Quando i fanciulli e gli adolescenti  commetteranno colpa, o saranno puniti con digiuni prolungati o con gravi battiture.

Cap.37-I vecchi e i fanciulli
Anche per i vecchi facevano sentire l'autorità della Regola. Ma dovevano avere sempre presente la loro debolezza e non erano tenuti alla severità della Regola all'alimentazione, ma potevano anticipare le ore dei pasti.

Cap.45-La correzione di quelli che sbagliano in coro
Se qualcuno sbagliava nel recitare il salmo e non si umiliava davanti a tutti con una penitenza, veniva sottoposto ad una pena più severa. Invece per i fanciulli venivano battuti.

Cap.46- La correzione di quelli che sbagliano in qualsiasi altra cosa
Se qualcuno causava in qualsiasi posto un danno o una rottura o delle perdite oppure qualsiasi altro modo, e non si presentava davanti all'abate e alla comunità per manifestare la sua colpa, veniva sottoposto ad un castigo più severo. Se invece la causa risiedeva un segreto della coscienza e lo doveva manifestare
solo all'abate o ai consiglieri più anziani.

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L'educazione del cavaliere

 L'educazione cavalleresca è la prima forma di educazione laica imperniata sull' ideale cavalleresco. Importante, sull'epoca cavalleresca, è il poema della Chanson de Roland. La formazione dei giovani aristocratici avviene spesso all'interno della famiglia dove imparano a leggere i testi sacri e a scrivere. Al futuro cavaliere vengono insegnati lealtà e fedeltà. Egli infatti deve imparare a prendersi cura dei deboli e difendere la Chiesa. Quindi le virtù morali e cristiane, insieme alla cortesia, sono fondamentali per il cavaliere. Già dal VIII secolo la nomina del cavaliere avviene seguendo una tradizionale procedura: l'investitura, nella quale il neo cavaliere viene battuto sulla spalla con una spada. La formazione cavalleresca inizia presto: a sette anni il ragazzo viene affidato al paggio; a quattordici anni viene inviato come scudiero in un castello; a ventun anni diventa un cavaliere. 

Diventare uomini

Nel mondo romano i riti di passaggio più importanti era soprattutto quando i maschi deponeva l'abito puellare, ossia la toga pretesta e indossavano la toga virili, detta anche libera. Lo si faceva per partecipare simbolicamente nel mondo degli adulti. Il pater doveva stabilire a che età doveva affrontare questa svolta; in genere andava dai 13-14 ai 17-18 anni. La cerimonia segnava l'ufficializzazione della maggiore età per ambiti socio-famigliari, invece che giuridici. Durante la cerimonia il ragazzo si doveva presentare di fronte alla legge con la nuova veste. Era come un'esame, che lo si dimostrava con la propria preparazione.

L'educazione romana delle origini e il mos maiorum

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