In una caverna ci sono dei prigionieri incatenati fin dalla nascita, costretti a guardare verso la parete di fondo, con dietro il fuoco. Tra i prigionieri e il fuoco c'è un piccolo muro, dove al di dietro passano delle persone che portano sulla testa delle statuette raffiguranti oggetti di vario genere facendoli sporgere al di sopra del muretto. Gli uomini vedendo solo le ombre degli oggetti proiettate sul fondo della caverna credono che quelle figure siano la realtà. Però uno schiavo riesce a liberarsi e quando vede le statuette illuminate dal fuoco capisce che quelle erano la loro fonte. poi riesce a uscire dalla caverna, ma doveva abituati alla luce del sole, così all'inizio si accontenta delle immagini riflesse nell'acqua e poi a vedere la natura. Lo schiavo dopo aver scoperto la realtà rientra nella caverna per annunciare agli latri quello che ha visto la viene deriso perché credono a una realtà diversa e infine viene ucciso.
L'educazione cavalleresca è la prima forma di educazione laica imperniata sull' ideale cavalleresco. Importante, sull'epoca cavalleresca, è il poema della Chanson de Roland. La formazione dei giovani aristocratici avviene spesso all'interno della famiglia dove imparano a leggere i testi sacri e a scrivere. Al futuro cavaliere vengono insegnati lealtà e fedeltà. Egli infatti deve imparare a prendersi cura dei deboli e difendere la Chiesa. Quindi le virtù morali e cristiane, insieme alla cortesia, sono fondamentali per il cavaliere. Già dal VIII secolo la nomina del cavaliere avviene seguendo una tradizionale procedura: l'investitura, nella quale il neo cavaliere viene battuto sulla spalla con una spada. La formazione cavalleresca inizia presto: a sette anni il ragazzo viene affidato al paggio; a quattordici anni viene inviato come scudiero in un castello; a ventun anni diventa un cavaliere.

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