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Quintiliano e l'educazione in età imperiale

Quintiliano è stato un oratore romano e maestro di retorica. Fu il più importante autore che si occupò di pedagogia in età imperiale.
Lo scopo di Quintiliano è formare il bonus orator, cioè colui che svolge una funzione etico-civile. Egli compone un'opera sull'educazione complessiva dell'oratore. L'Institutio oratoria espone gli aspetti dell'istruzione primaria e grammaticale. 
Successivamente amplia il discorso fino all'attività dell'oratore adulto. 
I caratteri dell'oratore sono: onestà, abilità nel parlare e la preparazione filosofica.
La riflessione di Quintiliano prende in considerazione le modalità di insegnamento e la figura del maestro. L'oratore quindi, secondo la sua impostazione, deve al suo completo sviluppo naturale.
Egli inoltre fu l'unico del suo tempo a pronunciarsi contro le punizioni corporali.
Quintiliano fornisce anche un ritratto del maestro ideale, che deve:
  • essere pratico, positivo e morale
  • essere sensibile e coinvolgente
  • rendere l'insegnamento naturale e divertente
  • adeguare il metodo all'indole dell'allievo
  • spronare con la lode
  • concedere svago e gioco


 Lo studente ideale, deve sviluppare nei confronti dell'insegnante un sentimento di obbedienza e di amore. 
Quintiliano delinea il curricolo scolastico per la formazione degli oratori: 
  • in famiglia con l'intervento di nutrici, schiavi e pedagoghi;
  • frequentazione della scuola del grammaticus con un insegnamento basato sulla lettura della poesia e sullastesura di testi;
  • studio della retorica esercitandosi nelle narrazioni e nelledeclamationes.

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L'educazione del cavaliere

 L'educazione cavalleresca è la prima forma di educazione laica imperniata sull' ideale cavalleresco. Importante, sull'epoca cavalleresca, è il poema della Chanson de Roland. La formazione dei giovani aristocratici avviene spesso all'interno della famiglia dove imparano a leggere i testi sacri e a scrivere. Al futuro cavaliere vengono insegnati lealtà e fedeltà. Egli infatti deve imparare a prendersi cura dei deboli e difendere la Chiesa. Quindi le virtù morali e cristiane, insieme alla cortesia, sono fondamentali per il cavaliere. Già dal VIII secolo la nomina del cavaliere avviene seguendo una tradizionale procedura: l'investitura, nella quale il neo cavaliere viene battuto sulla spalla con una spada. La formazione cavalleresca inizia presto: a sette anni il ragazzo viene affidato al paggio; a quattordici anni viene inviato come scudiero in un castello; a ventun anni diventa un cavaliere. 

Diventare uomini

Nel mondo romano i riti di passaggio più importanti era soprattutto quando i maschi deponeva l'abito puellare, ossia la toga pretesta e indossavano la toga virili, detta anche libera. Lo si faceva per partecipare simbolicamente nel mondo degli adulti. Il pater doveva stabilire a che età doveva affrontare questa svolta; in genere andava dai 13-14 ai 17-18 anni. La cerimonia segnava l'ufficializzazione della maggiore età per ambiti socio-famigliari, invece che giuridici. Durante la cerimonia il ragazzo si doveva presentare di fronte alla legge con la nuova veste. Era come un'esame, che lo si dimostrava con la propria preparazione.

I primi apologisti della Patristica latina: Minucio Felice e Tertulliano contro la cultura pagana

La Patristica latina è il gruppo di Padri della Chiesa che scrive in latino e spesso è più radicato nell'Occidente dell'impero. I Padri latini non sono molto attratti dalla filosofia. In questo contesto, il primo scritto apogetico a favore dei cristiani è forse il dialogo Ottavio, scritto da Minucio Felice. Una posizione estrema , e ancora più critica, è quella dello scrittore latino Tertulliano, secondo il quale è la fede e non la ragione l'unico mezzo per raggiungere la verità. Nell'opera " Apologetico " nega ogni possibile somiglianza tra filosofia e cristianesimo.